06 luglio 2017

SEPARAZIONE e CONFLITTO…

Equilibri familiari in movimento

Articolo a cura di Valentina Massara, Psicologa e Mediatore familiare


La separazione in una coppia può essere considerata come la rottura di un equilibrio relativo a qualcosa che univa due persone; l’amore, le aspettative il per sempre non ci sono più e questa rottura genera un vortice di emozioni molto spesso difficili da gestire come dolore, rabbia, rancore.  I motivi per cui due persone si separano sono molteplici: non si comunica più, non  si condivide più con l’altro, non ci si preoccupa più del benessere reciproco. Tutto ciò porta a una distanza affettiva che può indurre le due persone ad allontanarsi ulteriormente cercando una compensazione alla sofferenza al di fuori del rapporto di coppia.

 

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Aprile 2017 Dott.ssa ANNAMARIA LABANCA
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Quando la sofferenza, il sentirsi trascurati oltrepassano il limite, il filo si rompe inevitabilmente sfociando nella separazione. Nella chiusura del rapporto le due persone soffrono il dolore del distacco, il senso di fallimento del progetto interrotto, il senso di vuoto generato dall’assenza, il cambiamento della propria identità che in qualche modo dovrà essere ricostruita.

Quando poi queste due persone sono anche due genitori la situazione si complica perché ci sono dei figli che per forza di cose subiscono la loro decisione. L’equilibrio familiare oscilla, perde la sua stabilità, il suo controllo, i pesi sono sbilanciati, si fa fatica a capire cosa fare e come comportarsi.

CONFLITTO E SEPARAZIONE –IL PUNTO DI VISTA DEI FIGLI

La separazione dei genitori rappresenta generalmente per i figli un’esperienza ad alto impatto emotivo e spesso è causa iniziale di sofferenza psicologica.

Le ricerche indicano che non è la separazione in sé a generare effetti negativi sul benessere dei figli, ma l’esposizione al prolungato conflitto genitoriale, che assume un ruolo assai nocivo nel rapporto tra genitori e figli.

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Maggio 2017 Dott.ssa ARIANNA ASCHELTER
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Il conflitto protratto tra i coniugi crea tensione all’interno della famiglia; i due genitori sono più impegnati a discutere tra di loro, farsi la guerra e sono meno disponibili nei confronti dei figli, che per avere attenzione assumono comportamenti provocatori, errati o esasperanti.

I figli soprattutto se piccoli non  riescono a comprendere che, la loro relazione nei confronti dei genitori è diversa da quella tra la mamma e il papà, così quando il conflitto entra in atto e modifica tali legami provocandone la rottura, i bambini si sentono responsabili di ciò che sta accadendo e si assumono la colpa collegandola spesso ad un loro comportamento che ritengono errato.

 

La separazione dei genitori produce quindi nei figli non solo il senso di colpa, ma anche emozioni come la frustrazione, la vergogna, la rabbia, il senso di abbandono.


L’alta conflittualità tra i genitori è fortemente nociva perché un figlio che assiste a litigate, scenate di rabbia, discussioni violente, fisiche o verbali, viene sempre danneggiato anche se non è lui direttamente l’oggetto di tali aggressioni. Il rischio che si corre è che le frequenti litigate lascino un esempio di modalità relazionale negativa che condizionerà e comprometterà nel futuro i rapporti dei propri figli"

Nel momento in cui la conflittualità prende il sopravvento e la crisi in atto porta alla separazione, sarebbe utile comprendere come reagiscono i figli di fronte a tale evento in base alla fascia d’età.

 

 


I bambini da 0 ai 3 anni possono reagire con evidenti regressioni comportamentali come disturbi del comportamento, perdita del controllo degli sfinteri oppure possono manifestare il loro disagio attraverso il malessere fisico, incubi, disturbi del sonno e inappetenza oppure con condotte auto consolatorie come la suzione del pollice o dei capelli. La separazione suscita in loro diverse emozioni come la collera, la frustrazione e l’abbandono.

I bambini dai 3 ai 6 anni sono in grado di utilizzare il registro linguistico e tendono a legarsi maggiormente a uno dei due genitori. Tuttavia, non sono in grado di comprendere l’evento, sono confusi e insicuri di fronte ai cambiamenti nella loro vita familiare. Alcuni bambini sperano che i genitori possano tornare insieme e ciò dà luogo a fantasie confortanti. Altri percepiscono emozioni come la rabbia, l’aggressività collegata al senso di perdita o di rifiuto esprimendole nei confronti di altri ad esempio mordendo i compagni di scuola oppure rompendo oggetti; altri ancora manifestano la propria insicurezza e la propria ansia anche attraverso comportamenti regressivi rispetto le autonomie personali oppure mostrando comportamenti dipendenti in modo eccessivo (stato di irritabilità, pianto improvviso, alterazione nell’alimentazione e nel ciclo sonno- veglia).

I bambini dai 6 ai 10 anni hanno una maggiore consapevolezza  delle cause e delle conseguenze della separazione, può accadere che prendano le parti di uno dei genitori oppure che riversino la colpa su di loro stessi. Le emozioni e i sentimenti riscontrati sono il rifiuto, la vergogna, rabbia, scatti d’ira, dolore, solitudine mentre i comportamenti manifesti possono riguardare il rifiuto di andare a scuola, la difficoltà nell’apprendimento, il silenzio persistente. Il disagio può manifestarsi anche al livello somatico con sintomi come il mal di testa, stress e dolori allo stomaco.

I figli adolescenti o più grandi possono subire il carico di responsabilità nei confronti dei fratelli più piccoli oppure possono essere investiti di ruoli eccessivi come fare da giudici o mediatori ai loro genitori.


Solitamente i genitori nei confronti dei figli grandi lasciano che siano loro a prendere la decisione riguardo le visite e i giorni in cui vedersi, ciò porta i ragazzi a sperimentare una situazione di conflitto tra il desiderio di uscire con gli amici o vedere il genitore assente.

 

Alcuni ragazzi manifestano un calo del rendimento scolastico o creare relazioni instabili con i coetanei altri invece rafforzano un modello comportamentale con l’incremento di attività sociali e didattiche. Spesso gli adolescenti possono avere paura di costruire legami duraturi e fidarsi delle persone e si chiudono in loro stessi assumendo condotte devianti.

 LA GENITORIALITA’ OLTRE IL CONFLITTO

Quando i genitori si separano il figlio necessita di sicurezza e continuità nei suoi rapporti affettivi, ha bisogno di sentirsi protetto dalla mamma e dal papà. E’ quindi inevitabile che gli aspetti psicologici dei figli in relazione alla separazione dei genitori sia collegata al modo in cui i genitori gestiscono la situazione infatti non è l’evento separazione in sé la fonte stress, ma le strategie con cui viene affrontato.

 

I bambini si adatteranno alla separazione dei genitori se questi avranno la maturità e la capacità di collaborare durante la separazione. I figli necessitano di una spiegazione relativa alla rottura del rapporto tra i genitori, hanno bisogno di capire e avere rassicurazione che nonostante non abitino più con uno dei genitori, il legame tra loro continuerà ad esistere e che verranno ugualmente amati. Tale spiegazione dovrebbe essere adeguata all’età e alla personalità dei figli.


La questione sembra essere che il vero motivo delle difficoltà psicologiche (emotive e comportamentali) nei bambini non è l’avere i genitori separati, ma avere genitori in conflitto tra di loro. E’ quindi fondamentale che i genitori imparino per il bene dei figli a gestire tale conflitto affrontandolo con consapevolezza genitoriale perché la separazione avviene all’interno della coppia e tale rottura modificherà un nuovo equilibrio familiare. Il rapporto genitori- figli andrebbe sempre salvaguardato. Quando i figli mantengono un buon rapporto con i genitori separati, le conseguenze negative che potrebbero derivare dalla separazione sono fortemente mitigate e anzi può capitare che possano emergere risorse inaspettate.

Quando il conflitto diventa però insostenibile ed è difficile da tollerare sarebbe utile che la coppia si rivolgesse a degli esperti. Oggi per intervenire in una situazione ad alto conflitto si può far riferimento al sostegno psicologico di coppia in fase di separazione, al sostegno psicologico individuale, alla mediazione familiare o ai gruppi di parola per genitori separati e figli di separati.

Il conflitto può accecare e le due persone confondono il loro ruolo di partner con quello di genitori.

 

Il riconoscimento genitoriale solitamente è la chiave di un nuovo benessere familiare. Dopo un po’ di tempo infatti si viene a creare un nuovo equilibrio, che a seconda delle situazioni può essere più o meno precario. E’ un equilibrio con una nuova forma in cui la famiglia non si rompe, si modifica.


 

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Commenti: 1
  • #1

    Elisa (mercoledì, 03 maggio 2017 15:34)

    Ciao!!! Io non so, effettivamente, se ho saputo eseguire alla lettera i consigli sopra esposti, o eseguire bene e in ordine gli esercizi proposti....e se l'ho fatto, non saprei dire quanto sia stata consapevole di farlo!!! Fatto sta che qualche giorno fa mi è capitato di vivere un'esperienza...che ha trovato compimento proprio poche ore dopo aver letto questo articolo... E dopo che si e' conclusa, ricordandomi dell'articolo stesso, non ho potuto che stupirmi e rimanere positivamente colpita!!! Magari può apparire banale...ma la racconto lo stesso... Stavo andando a fare un esame di un master post-universitario, al secondo appello...perché al primo ero stata bocciata... Da premettere che al primo appello c'ero andata veramente in ansia e convinta che sarebbe andata male (tanto che mi ero già prenotata per il secondo appello!)� comunque...in viaggio mi imbatto per caso in questo articolo...e penso "vuoi vedere che la volta scorsa me la sono tirata da sola?"... E, nella debolezza della mia preparazione (lo ammetto, avevo studiato in modo poco approfondito) ho pensato "caspita, mica mi può andare sempre male!"....percorrendo gli ultimi chilometri elaborando pensieri più positivi... Devo dire che mi è riuscito abbastanza spontaneamente, senza sforzo... Arrivo, nell'attesa dell'appello del prof conosco un collega che appare molto preparato e disposto a darmi una mano.... Be', se fossi stata negativa come al solito, non mi sarei nemmeno addentrata nella conversazione, rimanendo sulle mie, coccolando e difendendo la mia tanto amata ansia....che mi avrebbe fatto nuovamente fallire... Invece mi sono lasciata trasportare, e con questo stato d'animo ho potuto innanzitutto liberarmi del peso dell' ansia di non farcela...e poi credo di aver saputo sfruttare in quel momento una risorsa disponibile (il collega più preparato), che in un altro momento non avrei degnato di attenzione... Non so perché, se sia stata solo una sciocca coincidenza, oppure se funzionino davvero questi esercizi di "autoconvincimento", ma....abbiamo collaborato (eh, lo so....non dovrei dirlo...non si copia, non si parla, non si svolge in coppia una prova scritta d'esame...e bla bla bla, tutti conosciamo questi precetti!!!)� e...prova superata!!!� ora....mi chiedo...e' stata anche questa una forma di profezia che si autoavvera, in positivo?!...� forse si', perché se fossi andata la' convinta di fallire di nuovo, non avrei scambiato parola con nessuno, conoscendomi (tant'è che del primo appello, bocciata, non ricordo nemmeno lontanamente il viso di chi mi sedeva accanto....). Io, comunque, nel dubbio....ora inizio ad applicarla più spesso, sta strategia....tanto, come si dice, male non fa di certo....giusto?! ��☺☺☺